Cronologicamente Yates: parte 3

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Se non sapete di cosa sto parlando, vi aggiorno: leggendo Revolutionary Road mi sono innamorata perdutamente di Richard Yates, facendo dunque partire una caccia fintamente rilassata della sua bibliografia. Il caso ha voluto che i primi cinque volumi raccolti – tra regali, usato e sperperii – fossero i primi cinque della sua produzione, dandomi la possibilità dunque di affrontarla in maniera cronologica. E siamo a 3. (Non è vero, siamo a 4 ma mi son scordata di fare la recensione di Undici solitudini; facciamo che quando siam arrivati alla fine, col male di vivere, torniamo indietro).

Nel 1975 esce il quarto libro di Yates: Disturbo della quiete pubblica, che segue Revolutionary Road (1961), la raccolta di racconti Undici solitudini (1962) e Sotto una buona stella (1969). Dopo aver passato anni ad Hollywood come sceneggiatore (fallito) ed essersi risposato, lo scrittore americano si ripresenta sulla scena letteraria con un libro – se possibile – anche più cupo dei precedenti, con un elemento nuovo: questa volta il protagonista è uno solo. Scordiamoci le tragiche dinamiche familiari di April e Frank Wheeler in Revolutionary Road, o il rapporto distruttivo di Alice e Robert Prentice di Sotto una buona stella. Nonostante John Wilder sia sposato ed abbia un figlio, il fuoco in questo romanzo è interamente su di lui, che funge chiaramente da alter ego di Yates, e cade vittima degli stessi dèmoni. 

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Cronologicamente Yates: parte 2

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Inizia la mia avventura attraverso Yates. Intrapresa con Revolutionary Road quasi per caso, le coincidenze hanno voluto che una persona a me molto cara mi regalasse altri due volumi che si collocano cronologicamente in maniera perfetta rispetto alla produzione dell’autore, e quindi mi son detta: a questo punto, perché non leggere le sue opere in ordine di pubblicazione?

Sotto una buona stella esce nel 1969 ed è il secondo romanzo di Yates, pubblicato a seguito del suo capolavoro Revolutionary Road (1961) e di una raccolta di racconti, Undici solitudini (1962).

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Io e Yates: uno sproloquio

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Da novizia riguardo al mondo Yates vorrei aprire cospargendomi il capo di cenere e, con studiata prevenzione, annunciare la mia innegabile ignoranza nel campo. Ciononostante, mi sforzerò di non farlo. Il motivo di questa intestina violenza è la quantità e la qualità di adorazione che Revolutionary Road ha inspirato, portando una rivoluzione nel mio mondo di lettrice.

Perché, mi sono chiesta, in un mondo in cui ognuno – e qui Eco ci è testimone – può dire la sua, rispondere con timidezza ad un richiamo forte quale quello dell’immensa stima che ad oggi provo per Richard Yates? E non lo farò, risponderò invece con sensazioni e interpretazioni personali, con l’augurio che qualcuno possa ispirarvi e riempirvi di coraggio come Yates ha fatto con me.

Ignorando la melassa dell’introduzione, lasciate che vi dica chi è Yates quando nel 1962 esce in America la sua opera prima, Revolutionary Road.  Nato a Yonkers e figlio di divorziati, dopo aver partecipato alla seconda guerra mondiale torna in America e si occupa di giornalismo e ghost writing. E’ un uomo di 35 anni già divorziato che ha riscoperto il piacere della lettura non molto prima; legge Keats, Dickens, Conrad, Salinger, Joyce, Katherine Mansfield, Čechov, Dostoevskij, Flaubert e T.S. Eliot.

Ma soprattutto legge Fitzgerald con una bramosia maniacale che ricorda un po’ la mia.

Il grande Gatsby, insieme a buona parte dei libri di Fitzgerald, ha rappresentato la mia iniziazione ufficiale al mestiere di scrittore.”

ammette con orgoglio in “Degli ottimi maestri”, postfazione di Revolutionary Road grazie a Minimum Fax.

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