Oltre al Giovane Holden, Franny e Zooey

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Credo d’aver ricevuto il Giovane Holden in regalo all’età di 14 anni; l’età adatta, direbbero alcuni. Io non condivido il luogo comune secondo il quale Salinger si ami solo se conosciuto durante l’adolescenza: il fatto che i suoi personaggi stiano spesso attraversando quel momento di transizione, non implica che chi c’è già passato non possa riuscire ad empatizzare con loro; ciò richiede, forse è vero, uno sforzo maggiore, ma totalmente remunerativo.

Stolta, abbandonai allora la nave Salinger, etichettandola come completamente esplorata. Negli ultimi anni ho visto tuttavia il web fiorire di copertine bianche, quelle lenzuola intonse che mi ricordano sempre Holden Caulfield. Non ci è voluto molto per trasformare un buono Feltrinelli in due libri dalle copertine lattee.

Franny e Zooey contiene due racconti riguardanti un fratello ed una sorella per l’appunto in crisi con il mondo circostante, ognuno a suo modo. Le tematiche si avvicinano molto a quelle contenute ne Il giovane Holden: la purezza dell’infanzia in contrasto alla falsità dell’età adulta, una repellenza verso la società borghese conformista e convenzionale e la ricerca di un senso come sfiancante e inconcludente esercizio ginnico.

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La violetta del Prater di Christopher Isherwood

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Autore inglese del XX secolo, Christopher Isherwood sta conoscendo negli ultimi anni nuova gloria, grazie ad una riscoperta del suo apporto alla comunità LGBTQ, e ad un adattamento cinematografico di finezza degna di nota del suo romanzo Un uomo solo, ad opera di Tom Ford.

La sua vasta opera non è ancora stata tradotta interamente in Italia, anche se un nuovo stimolo Adelphiano sembra rincorrere questa meta agognata da molti lettori.

Bizzarria: Christopher Isherwood è anche il nome del protagonista di questo breve romanzo dalle fattezze aleatorie e dai temi molto oscuri e un po’ peculiari: nella Londra post e pre-bellica degli anni ’30 uno scrittore viene ingaggiato per la redazione della sceneggiatura di un film dal nome La violetta del Prater, un lavoro leggero e frivolo, ambientato a Vienna e dalla trama generalmente fosca.
Regista del suddetto film uno stizzoso e lunatico intellettuale tedesco, Friedrich Bergmann, che si pone forzatamente come comprimario di una storia dalle infinite sfumature, tutte nascoste dietro l’opprimente velo della nascita del totalitarismo Hitleriano e delle leggi razziali europee.

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