La ragazza dai capelli strani

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Dopo aver letto “La ragazza dai capelli strani” ho provato il desiderio di scriverne una recensione, ma mi si è parata davanti una grossa difficoltà nel mettere ordine tra i pensieri, visto che si tratta di David Foster Wallace.

Foster Wallace è per me una scoperta relativamente recente, eppure già imprescindibile e onnipresente nella mia vita da lettrice. Mi ha dimostrato di essere quel tipo d’autore che, una volta scoperto, è capace di cambiare non le carte in tavola, ma il gioco stesso che ci stava tenendo tutti molto impegnati.

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Io e Yates: uno sproloquio

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Da novizia riguardo al mondo Yates vorrei aprire cospargendomi il capo di cenere e, con studiata prevenzione, annunciare la mia innegabile ignoranza nel campo. Ciononostante, mi sforzerò di non farlo. Il motivo di questa intestina violenza è la quantità e la qualità di adorazione che Revolutionary Road ha inspirato, portando una rivoluzione nel mio mondo di lettrice.

Perché, mi sono chiesta, in un mondo in cui ognuno – e qui Eco ci è testimone – può dire la sua, rispondere con timidezza ad un richiamo forte quale quello dell’immensa stima che ad oggi provo per Richard Yates? E non lo farò, risponderò invece con sensazioni e interpretazioni personali, con l’augurio che qualcuno possa ispirarvi e riempirvi di coraggio come Yates ha fatto con me.

Ignorando la melassa dell’introduzione, lasciate che vi dica chi è Yates quando nel 1962 esce in America la sua opera prima, Revolutionary Road.  Nato a Yonkers e figlio di divorziati, dopo aver partecipato alla seconda guerra mondiale torna in America e si occupa di giornalismo e ghost writing. E’ un uomo di 35 anni già divorziato che ha riscoperto il piacere della lettura non molto prima; legge Keats, Dickens, Conrad, Salinger, Joyce, Katherine Mansfield, Čechov, Dostoevskij, Flaubert e T.S. Eliot.

Ma soprattutto legge Fitzgerald con una bramosia maniacale che ricorda un po’ la mia.

Il grande Gatsby, insieme a buona parte dei libri di Fitzgerald, ha rappresentato la mia iniziazione ufficiale al mestiere di scrittore.”

ammette con orgoglio in “Degli ottimi maestri”, postfazione di Revolutionary Road grazie a Minimum Fax.

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Di uomini che scrivono Donne. Via dalla Pazza Folla di Thomas Hardy

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Thomas Hardy – Via dalla Pazza Folla. BUR, 14 euro, 484 p.

Avverto gli amanti di Hardy ed in particolare di questo classico: meglio fermarsi qui. Questa è una recensione che forse non dovrei fare, ma tant’è. Voglio togliermi qualche sassolino dalla scarpa.

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La morte del padre – Karl Ove Knausgaard

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La morte del padre – Karl Ove Knausgard. Feltrinelli edizione economica  11 euro; 505 p.

Karl Ove Knausgard è uno scrittore norvegese che – nella sua opera maggiore, ovvero la mastodontica autobiografia ‘La mia Lotta’, di cui La morte del padre è la prima parte – è stato spesso comparato a Marcel Proust ed a “Alla ricerca del tempo perduto”; lui stesso spiega di aver pensato all’opera come ad un “anti-Proust”.
Effettivamente La morte del padre tende a presentarsi come un ibrido tra un diario, delle riflessioni filosofiche ed un flusso di coscienza che ci trasporta in stadi differenti della vita dello scrittore. Il primo volume di questa autobiografia profondamente intimista si sofferma sull’adolescenza di Knausgard e sulla morte di suo padre, col quale ha sempre avuto un rapporto tremendamente travagliato. Continua a leggere “La morte del padre – Karl Ove Knausgaard”