Gli stimoli dell’internet #1

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Negli ultimi mesi ho riscoperto i benefici di una coscienziosa e costante ricerca di materiali interessanti online.
Dico la verità, mi ero un po’ arresa al tanto declamato declino del giornalismo al punto di non prendere neanche più in considerazione l’idea di comprare un quotidiano.

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Racconti e foglie. #Artigianidelleparole17

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Negli ultimi mesi mi sto dedicando maggiormente alla lettura di racconti e alla scoperta di maestri nell’arte della short story per tutta una serie di motivazioni concatenate e non. Quando Langue&Parole mi ha chiesto di pensare ad una parola che mi facesse pensare all’autunno, ho pensato a foglie – in realtà prima ho pensato ‘deo gratias, la tortura è finita’, ma era troppo lunga -.

Cos’è che unisce racconti e foglie? E’ la mia quasi-ossessione per le coincidenze.

Perché foglie? Salinger potrebbe essere la risposta più breve.

Giorgio Vasta nella postfazione de I Giovani di Salinger (edito Il saggiatore) propone un’immagine molto suggestiva di cosa significhi leggere Salinger: “Mentre la lettura procede, un uomo – non so chi, lo vedo di spalle – penetra nella radura e con un rastrello scuote il mucchio di foglie, le sparpaglia, le dispone ordinatamente a ricoprire lo spazio concentrandosi sui piccoli crateri da cui affiorano gli arbusti, così che neppure un centimetro quadrato resti nudo.”

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Estate e mattoni letterari – #Artigianidelleparole17

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In principio furono Il Signore degli Anelli, Eragon e il Ciclo dell’eredità, Le Cronache di Narnia e La saga di Terramare. Sono – di indole, ahimè – una persona confusa e scostante, ma se c’è una certezza che ho nella vita è questa: d’estate più un libro è lungo, meglio è.
Ho inconsciamente, ma fermamente, sempre creduto in quest’assunto infondato, divorando ogni luglio e agosto quei libri fantasy dal peso specifico di un piccolo rinoceronte, che adesso stanziano gaudenti nel cuore della me lettrice.

In principio fu Pipino – tutt’ora uno dei miei personaggi letterari preferiti –, e recentemente i personaggi che mi accompagnano nelle lunghe e calde ore estive provengono da tutt’altro background (tranne Westeros, dato che l’estate 2012 fu sacrificata a Jaime Lannister e i quattro libri della saga di Martin allora pubblicati), ma pur sempre abitanti di libri che, in quanto a superficie, non hanno niente da invidiare a un monolocale milanese.

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Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman

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“Ho sempre desiderato quel tipo di intimità, profonda ma indiretta,
un amore agile ed effervescente come un programma televisivo.”

Corpi affamati, trasparenti e stanchi. Personalità smarrite, sfasate e intricate. Nell’America contemporanea i fantasmi da affrontare non sono solamente outside, ma vivono intrinsecamente legati allo sviluppo e declino dell’ideale americano. Nel suo romanzo d’esordio la giovane Alexandra Kleeman ci accompagna in un incubo destinato ad aggiornare le tematiche statunitensi, suggerendo una virata che la distanzia di misura dal resto della letteratura contemporanea d’oltreoceano, facendola spiccare come un’innovatrice, una sperimentalista.

Scrivere il mio nuovo libro è così difficile, non può essere niente di ciò che ho in mente adesso” ha detto durante l’interessantissima presentazione a Firenze, il 7 giugno. Ha anche raccontato di aver scritto Il Corpo che vuoi durante la notte, “quando gli altri sono svegli, così da poter rubare la loro wakeness (l’essere sveglio).

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Qual è il tuo libro preferito?

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Mi sono chiesta spesso cosa significhi l’espressione “libro preferito”, e dal momento che non ho mai fatto segreto della mia passione per la lettura, ed adesso gestisco anche una pagina in cui scrivo di libri, mi son trovata spesso a dover rispondere a quella Fatidica Domanda.
La FD* è per me un’arma a doppio, facciamo triplo, taglio; ho 24 anni e di libri ne ho letti abbastanza da sapere quanto sia difficile scegliere il prescelto, quello , proprio quel libro , quello che significhi qualcosa per te, ma eventualmente anche per altri, che potrebbero malauguratamente reputarti una persona degna di fiducia e spendere soldi per comprare il tuo “libro preferito”.

“E perché sarà così difficile scegliere”, ti dice chi non ha l’abitudine di leggere, “alla fine, quando un libro ti colpisce, lo sai“. E quel lo sai ha un po’ il tono del “quando lo troverai, lo saprai!” in riferimento a vestiti in pizzo damascato del peso specifico di un cucciolo di elefante all’interno  di programmi culturalmente elevati quali Abito da Sposa Cercasi. Ma la realtà è che la strada del lettore è costellata da moltissimi è lui, lo so di carattere, dimensione e tono completamente diverso, un arcobaleno di vestiti da sposa.

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Oltre al Giovane Holden, Franny e Zooey

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Credo d’aver ricevuto il Giovane Holden in regalo all’età di 14 anni; l’età adatta, direbbero alcuni. Io non condivido il luogo comune secondo il quale Salinger si ami solo se conosciuto durante l’adolescenza: il fatto che i suoi personaggi stiano spesso attraversando quel momento di transizione, non implica che chi c’è già passato non possa riuscire ad empatizzare con loro; ciò richiede, forse è vero, uno sforzo maggiore, ma totalmente remunerativo.

Stolta, abbandonai allora la nave Salinger, etichettandola come completamente esplorata. Negli ultimi anni ho visto tuttavia il web fiorire di copertine bianche, quelle lenzuola intonse che mi ricordano sempre Holden Caulfield. Non ci è voluto molto per trasformare un buono Feltrinelli in due libri dalle copertine lattee.

Franny e Zooey contiene due racconti riguardanti un fratello ed una sorella per l’appunto in crisi con il mondo circostante, ognuno a suo modo. Le tematiche si avvicinano molto a quelle contenute ne Il giovane Holden: la purezza dell’infanzia in contrasto alla falsità dell’età adulta, una repellenza verso la società borghese conformista e convenzionale e la ricerca di un senso come sfiancante e inconcludente esercizio ginnico.

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La violetta del Prater di Christopher Isherwood

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Autore inglese del XX secolo, Christopher Isherwood sta conoscendo negli ultimi anni nuova gloria, grazie ad una riscoperta del suo apporto alla comunità LGBTQ, e ad un adattamento cinematografico di finezza degna di nota del suo romanzo Un uomo solo, ad opera di Tom Ford.

La sua vasta opera non è ancora stata tradotta interamente in Italia, anche se un nuovo stimolo Adelphiano sembra rincorrere questa meta agognata da molti lettori.

Bizzarria: Christopher Isherwood è anche il nome del protagonista di questo breve romanzo dalle fattezze aleatorie e dai temi molto oscuri e un po’ peculiari: nella Londra post e pre-bellica degli anni ’30 uno scrittore viene ingaggiato per la redazione della sceneggiatura di un film dal nome La violetta del Prater, un lavoro leggero e frivolo, ambientato a Vienna e dalla trama generalmente fosca.
Regista del suddetto film uno stizzoso e lunatico intellettuale tedesco, Friedrich Bergmann, che si pone forzatamente come comprimario di una storia dalle infinite sfumature, tutte nascoste dietro l’opprimente velo della nascita del totalitarismo Hitleriano e delle leggi razziali europee.

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