Estate e mattoni letterari – #Artigianidelleparole17

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In principio furono Il Signore degli Anelli, Eragon e il Ciclo dell’eredità, Le Cronache di Narnia e La saga di Terramare. Sono – di indole, ahimè – una persona confusa e scostante, ma se c’è una certezza che ho nella vita è questa: d’estate più un libro è lungo, meglio è.
Ho inconsciamente, ma fermamente, sempre creduto in quest’assunto infondato, divorando ogni luglio e agosto quei libri fantasy dal peso specifico di un piccolo rinoceronte, che adesso stanziano gaudenti nel cuore della me lettrice.

In principio fu Pipino – tutt’ora uno dei miei personaggi letterari preferiti –, e recentemente i personaggi che mi accompagnano nelle lunghe e calde ore estive provengono da tutt’altro background (tranne Westeros, dato che l’estate 2012 fu sacrificata a Jaime Lannister e i quattro libri della saga di Martin allora pubblicati), ma pur sempre abitanti di libri che, in quanto a superficie, non hanno niente da invidiare a un monolocale milanese.

L’anno scorso ci furono Dio di illusioni di Donna Tartt e soprattutto La morte del padre, di Knausgard, 500 e più pagine di autobiografia minuziosa e filosofica di un autore norvegese che ricordo con trasporto viscerale tanto per la poesia insita in quel volume, quanto per il periodo in cui mi ci dedicai anima e corpo. Per il 2017, mi sono affidata a Wolf Hall della Mantel e, inaugurando una tradizione, al secondo volume della mastodontica autobiografia dello scrittore scandinavo a questo punto relegato alla calura: Un uomo innamorato.

Perché? Son un’anima irrequieta e composta da domande, dunque mi chiedo: perché? No, non è grazie al fattore tempo che divoro coscientemente pagine su pagine, perché sono anni che ormai ho la stessa quantità di tempo libero in ogni stagione – ovvero troppo poco per una persona estremamente pigra -; e dalla stessa quantità temporale, “anni”, che non mi dedico a vacanze rilassanti, visto appunto l’indole irrequieta – seppur pigra, attenzione.

C’è qualcosa nell’asfissiante calura estiva che mi porta a desiderare di immergermi in mondi diversi e lontani che abbiano la capacità – grazie alla mole di cellulosa – di restare in piedi abbastanza a lungo da poterci vivere davvero. Un pomeriggio estivo, più che uno invernale, mi pare nato per fornire quel giusto quantitativo di ore atte a godersi a pieno un romanzo che parrebbe non finire mai. Perché? Forse sarà la pressione bassa che mi spinge a vegetare in casa più che nel resto dell’anno, ma quando i gradi aumentano, esponenzialmente aumenta il mio desiderio di rintanarmi con un thé freddo e un bel librone. 

Le mie, al solito, sono ciane confuse ma – per una volta – indirizzate a donarvi una piccola informazione di servizio: il 7 ottobre avrò il piacere di prendere parte ad una giornata interamente dedicata alla parola ed al suo incantevole mondo; giornata organizzata dallo studio editoriale Langue&Parole (nell’altrettanto incantevole location de la Cascina Cuccagna a Milano), che si occupa di traduzione, editing, grafica, consulenza etc. – in breve, tutto ciò con cui vorrei aver a che fare e che sono felicissima (!) di aver l’opportunità di conoscere da vicino -.

Tento nel mio piccolo di parlare di libri e ciò che li circonda con sincerità, senso critico e quel sarcasmo che come a questo punto immaginerete contraddistingue i sospiri – innumerevoli – che produco ogni giorno. Allo stesso modo vi parlo di questa giornata di formazione e networking indetta da uno studio editoriale composto da uno staff più che ragguardevole, coadiuvato nell’occasione da relatori d’eccezione (insomma la faccio breve, al pensiero di poter conoscere Silvia Pareschi – presente in veste di relatrice -, che ha tradotto Kincaid, Franzen, Junot Diaz, Zadie Smith, Doctorow ED ALTRI (Altri tra cui DeLillo, capito?) un po’ soffro d’ansia e un po’ scalpito nelle superga sdrucite).

Qui di seguito il programma completo:
http://langueparole.com/formazione/editoria-e-scrittura-professionale/artigiani-delle-parole.html

E qui sotto, nei commenti, se ne avete voglia e non vi ho confusi al punto di colpirvi da soli, mi potreste illuminare sul perché, secondo voi, amiamo (e sono sicura di non essere l’unica) i #bigbooks in Estate; anzi! Perché li amate voi?

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Autore: Celeste

Firenze, 24 anni, laurea in Storia. Mia madre mi chiama "il genio della casa", ed io ne vado fiera anche se in casa siamo 2 (e un cane).

2 thoughts on “Estate e mattoni letterari – #Artigianidelleparole17”

  1. Amo i mattoni per lo stesso motivo che citi tu, perché ti risucchiano e ti trattengono più degli altri e alla fine sembra di conoscere minuziosamente mondi interi e che i personaggi siano quasi di famiglia. Però ammetto che questa mia predilezione non è collegata a nessuna stagione (solo ai periodi in cui ho voglia di una vera impresa).

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    1. Ho provato questa sensazione diverse volte, specialmente quando leggo un “big book” ed altri libri – o racconti – nel mentre; quella sensazione di tornare in un ambiente conosciuto e familiare, così unica e propria dei libri mastodontici. Ti capisco!

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