Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman

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“Ho sempre desiderato quel tipo di intimità, profonda ma indiretta,
un amore agile ed effervescente come un programma televisivo.”

Corpi affamati, trasparenti e stanchi. Personalità smarrite, sfasate e intricate. Nell’America contemporanea i fantasmi da affrontare non sono solamente outside, ma vivono intrinsecamente legati allo sviluppo e declino dell’ideale americano. Nel suo romanzo d’esordio la giovane Alexandra Kleeman ci accompagna in un incubo destinato ad aggiornare le tematiche statunitensi, suggerendo una virata che la distanzia di misura dal resto della letteratura contemporanea d’oltreoceano, facendola spiccare come un’innovatrice, una sperimentalista.

Scrivere il mio nuovo libro è così difficile, non può essere niente di ciò che ho in mente adesso” ha detto durante l’interessantissima presentazione a Firenze, il 7 giugno. Ha anche raccontato di aver scritto Il Corpo che vuoi durante la notte, “quando gli altri sono svegli, così da poter rubare la loro wakeness (l’essere sveglio).

 La protagonista del romanzo si chiama A., la sua coinquilina B., ed il suo ragazzo C. Banalmente angoli di un triangolo destinato a ripiegarsi su se stesso, avvicinando ed allontanando le lettere in ogni ordine possibile.
I tre sono sconnessi da qualsiasi rete familiare o interpersonale con il mondo che li circonda; l’unica trama vivida e pulsante è quella che li unisce al mondo televisivo, risucchiandoli e occupando integralmente il loro immaginario.

Le pubblicità, i centri commerciali, le riviste, i programmi televisivi: tutto è destinato a demandare dall’individuo sempre di più, fino a confonderlo nel loro ossessivo ripetersi di “renditi unica” “sii bella”, dunque “siate belli, ma tutti in modo diverso.” Come Alexandra Kleeman stessa ha suggerito durante la presentazione del testo, “Siamo sempre entusiasti di avere così tante scelte, ma siamo terrorizzati da quante ce ne siano.”

L’approccio di denuncia duro e preoccupato da parte dell’autrice è evidente in questo racconto di discesa vorticosa all’interno di un incubo patinato e zuccheroso. Approccio al mondo della televisione ed alla pubblicità che sembra nient’altro che un aggiornamento della maniera in cui David Foster Wallace affrontava l’immensa problematica. Nel 1990 scrisse nel saggio “E Unibus Pluram: gli scrittori americani e la televisione” (contenuto oggi nel volume Tennis, Tv, Trigonometria, Tornado e altre cose divertenti che non farò mai più edito da Minimum Fax) “per 360 minuti al giorno, noi riceviamo una conferma inconscia alla profonda tesi che la più significativa qualità delle persone davvero vive è la guardabilità.”*

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David Foster Wallace prosegue: “La mera distrazione potrebbe mai garantire questo enorme e costante seguito di spettatori? La televisione offre molto più che distrazione. In diversi modi, la televisione fornisce e rende possibili i sogni e nella maggior parte di questi sogni è implicita una sorta di trascendenza della vita quotidiana media”.
Dal 1990 i nuovi media sono cambiati, in un aggiornamento continuo della ricerca spasmodica per la vendita efficace. Alexandra Kleeman è la nuova voce di una denuncia necessaria. Il rapporto con il cibo dell’odierna società occidentale, ma soprattutto americana, è un rapporto malsano, di desiderio e rifiuto all’unisono che porta non solo il corpo, ma anche la mente a sentirsi confusa e incompleta. Emblematicamente, l’autrice durante la presentazione ha detto che “gli americani credono di poter mangiare la felicità, togetherness (lo star insieme), il sesso”.

Con uno stile onirico e pungente, la Kleeman rinnova l’incubo di Pynchon rivestendolo delle pareti dell’odierna fobia: non essere unici, belli, degni. Ed il modo in cui lo fa è coraggioso e incredibilmente intelligente, portando alle stampe un romanzo veramente innovativo.
Amanti della letteratura americana, concludiamo: se doveste scommettere su un nuovo autore quest’anno, fate che sia Alexandra Kleeman e che questa scommessa passi attraverso le Edizioni Black Coffee, che come scelta di prima pubblicazione hanno fatto un centro netto e tondo, io sono ufficialmente sold

* si stimava che in media le ore passate davanti alla televisione giornalmente fossero 6. Possiamo consciamente aumentarle, se – per esempio – poniamo anche youtube, o qualsiasi sito di streaming, all’interno della grande categoria ‘televisione’? Io temo di sì.

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Autore: Celeste

Firenze, 24 anni, laurea in Storia. Mia madre mi chiama "il genio della casa", ed io ne vado fiera anche se in casa siamo 2 (e un cane).

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