Oltre al Giovane Holden, Franny e Zooey

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Credo d’aver ricevuto il Giovane Holden in regalo all’età di 14 anni; l’età adatta, direbbero alcuni. Io non condivido il luogo comune secondo il quale Salinger si ami solo se conosciuto durante l’adolescenza: il fatto che i suoi personaggi stiano spesso attraversando quel momento di transizione, non implica che chi c’è già passato non possa riuscire ad empatizzare con loro; ciò richiede, forse è vero, uno sforzo maggiore, ma totalmente remunerativo.

Stolta, abbandonai allora la nave Salinger, etichettandola come completamente esplorata. Negli ultimi anni ho visto tuttavia il web fiorire di copertine bianche, quelle lenzuola intonse che mi ricordano sempre Holden Caulfield. Non ci è voluto molto per trasformare un buono Feltrinelli in due libri dalle copertine lattee.

Franny e Zooey contiene due racconti riguardanti un fratello ed una sorella per l’appunto in crisi con il mondo circostante, ognuno a suo modo. Le tematiche si avvicinano molto a quelle contenute ne Il giovane Holden: la purezza dell’infanzia in contrasto alla falsità dell’età adulta, una repellenza verso la società borghese conformista e convenzionale e la ricerca di un senso come sfiancante e inconcludente esercizio ginnico.

“Solo perché sono esigente e di gusti difficili, e cioè perché voglio illuminazione o pace anziché denaro o prestigio o fama o altre cose del genere, non vuol dire che non sono egoista ed egocentrica come tutti gli altri! Se mai lo sono di più.”

La penna di Salinger è semplicemente esemplare; produce quel tipo di stile che ti fa annuire sorridente con la netta percezione di aver letto almeno dieci autori che – adesso sai – lo amano ed a lui si sono ispirati (e per chi ama David Foster Wallace come me, dalla lettura di Franny e Zooey si spiega così esaustivamente quell’ammissione che Wallace fece di aver ricopiato in tutto e per tutto Salinger nei suoi primi racconti).

Ciò che mi ricordo benissimo de Il Giovane Holden è che fu una lettura estremamente divertente; le invettive di Holden brillavano di sagacia ed ironia, e così Zooey sulla stessa traccia quasi lo supera, con delle perle di sarcasmo indescrivibilmente geniali.

Ma oltre il sarcasmo in questo libro si naviga ad una profondità disarmante, toccando temi delicati e multiformi come quello della religione, che potrebbe forse esser definito il perno dei due racconti; una religione agognata ma allo stesso tempo molto indefinita e indefinibile, che poggia su svariati dettami e si piega – fino a un certo punto – alla scaltra genialità dei due fratelli.

Ciò che forse non ricordavo ed è stato motivo d’innamoramento fulmineo è la padronanza di Salinger nel gestire registri opposti con una malleabilità suprema. Le voci dei due fratelli, della famiglia, di ogni personaggio secondario, sono così distintive da evocare assieme a delle sensazioni anche una sorta di visione prensile dei protagonisti, addirittura una particolare intonazione o tono, in un’immersione completa all’interno di momenti delicati e floridi di dialoghi pungenti e perfetti nella loro analitica precisione.

E’ un libro nato dalla genialità, immerso nel sarcasmo e contenente un nucleo idrofobo di profondità accessibile e insoluta allo stesso momento. Accessibile perché quel nucleo è composto da tutte le domande che ci poniamo noi stessi, insoluta perché risposte a quelle domande Salinger non vuol darne.

Se da un certo punto di vista mi pento di esser tornata sui miei passi alla riscoperta di Salinger dopo molti anni, in un certo senso ne sono anche grata, perché sicuramente da adulta riesco ad apprezzarlo pienamente come uno degli autori della vita, quelli dei quali è difficile parlare senza risultare banali.

“Sono stufa di non avere il coraggio di essere nessuno e basta. Sono stufa di me e di tutti quelli che vogliono fare colpo, in un modo o nell’altro.”

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Autore: Celeste

Firenze, 24 anni, laurea in Storia. Mia madre mi chiama "il genio della casa", ed io ne vado fiera anche se in casa siamo 2 (e un cane).

2 thoughts on “Oltre al Giovane Holden, Franny e Zooey”

  1. A 14 anni Il giovane Holden me lo mise in mano mia madre perché era l’età giusta, ovvero perché a quell’età lei lo aveva amato e quindi si aspettava che piacesse anche a me. Ma fra noi non funzionò. Poi alcuni anni più tardi incontrai i Nove racconti e i loro personaggi che si sentono come tessere di puzzle spaiate e lì con Salinger ci trovammo.
    Sarei curiosa di leggere un tuo sproloquio su di loro, in futuro.

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