I sogni vogliono migrare

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Premessa pedante ma necessaria: tengo molto – nella vita privata come in quella affidata ai social – alla coerenza ed all’integrità. Per questo quando Edizioni Clichy mi ha proposto una collaborazione, in caso lo ritenessi opportuno, ho accettato ben volentieri.

A cuor leggero vi parlo con grande entusiasmo di un saggio che si è rivelato uno scrigno, contenitore di speranza per un mondo migliore, che al giorno d’oggi andrebbe pagata oro.

Tito Barbini e Paolo Ciampi, definiti “scrittori viaggiatori”, in questo saggio a due voci disegnano con passaggi di staffetta continui un tracciato sui muri, i confini e i drammi odierni, in un mondo così globalizzato e al contempo così diviso. Prendendo spunto dai propri viaggi e dalle proprie esperienze, creano una sorta di antidoto contro il qualunquismo e il terrore generalizzato, il populismo più becero e un razzismo sempre più dilagante. Ci si sofferma sull’etimologia delle parole, sui conflitti alla frontiera, sul dramma dell’inaccessibilità, in situazioni che nel 2017 ricordano davvero troppo quella del muro tristemente celebre per antonomasia.

Viviamo in un mondo che, con tutte le sue opportunità, è teatro di ondate centrifughe e disgreganti, ma anche di tragedie di massa che affollano i nostri telegiornali, ma non la nostra quotidianità occidentale. Siamo stati anestetizzati alle morti di chi ormai definiamo genericamente “straniero” – e non solo -, ed in alcuni casi non meno tragici, ci sono drammi che neanche arrivano ai nostri occhi. Sembra che il mondo stia perdendo la propria umanità, chiudendosi in un egoismo infantile e indegno di una generazione – la mia – che è cresciuta viaggiando. Già, viaggiare.

Viaggiare per me è sempre stato un imperativo, una sorta di bisogno naturale da espletare una volta ogni qualche mese; le destinazioni, non così fondamentali. Non nego che gli odierni avvenimenti mettano una sorta di bagaglio più pesante nella mia mano; esiste da un annetto una frazione della mia coscienza che continuo a reprimere, quella che non smette di dire “non sei al sicuro”.

Voglio reprimerla perché, come ammettono i due autori, ascoltarla significherebbe darla vinta agli attori del terrore, a chi ci vuole dividere.

Nel nostro mondo esistono molti più muri di quanti non raggiungano le cronache, muri fisici o invisibili. I confini si affollano, e divengono emblema di spartizione, dicotomie, interno contro esterno, dentro contro fuori. Non un mondo senza confini, ma un mondo con confini che non siano muri. E’ questo che sogno, Tito. Davvero, sono fatti per essere attraversati i confini.

Viaggiare apre la mente, combatte il bigottismo e l’ottusità, ci permette di conoscere culture che pensavamo distanti e scoprirle affini, rispettare il diverso – anzi, apprezzarlo in quanto tale. E’ per questo che non viaggiare per paura non fa altro che rafforzare il gioco di chi ci vuole divisi: la paura, condivisibile, non può e non deve renderci ciechi.

Hai notato che l’uomo nero si annida anche nel mio cervello, quando piuttosto che aprire la porta la chiudo a chiave col chiavistello, quando ho temuto per la mia vita seduto su un autobus di Milano, solo perché un ragazzino arabo si è messo a pregare leggendo il corano.”

Canta Brunori Sas nel suo ultimo album, A casa tutto bene. Purtroppo il terrorismo che sta dilagando in Europa mette a dura prova i nostri pregiudizi, ma non possiamo lasciarlo vincere. Leggendo questo saggio mi sono commossa più volte, perché onestamente ci sono dei momenti in cui il mondo sembra non avere speranze; penso alle immagini della devastazione in Siria (ed a Kobane Calling di Zerocalcare), alla foto del piccolo profugo siriano sulle spiagge turche e ai continui rigurgiti razzisti a cui assistiamo in Italia, le infinite sparatorie in America, gli atti di terrorismo nelle nostre città europee.

Alle volte sembra che il mondo non abbia mai vissuto un’era di pace, e allora come potremmo sperare oggi di convivere?

Non sarò mai abbastanza cinico da smettere di credere che il mondo possa essere migliore di così. Ma non sarò neanche tanto stupido da credere che il mondo possa crescere se non parto da me.”

Di nuovo Brunori, che se leggesse questo saggio se ne innamorerebbe. Di citazionismo ce n’è tanto anche in I sogni vogliono migrare, da Mark Twain alla Du Maurier, dalla Yourcenar con il suo Adriano a Tacito; perché in fondo leggere è un altro modo per compiere altri mille viaggi, e imparare nuove cose ogni volta. Quella di Barbini e Ciampi non vuol essere una lezione, si ha piuttosto l’impressione di trovarsi coinvolti in una chiacchierata tra due amici che vogliono ricordarsi a vicenda perché viaggiare sia così bello e quanto ci cambi, con riflessioni oneste e necessarie sui confini e i muri che hanno attraversato o vorrebbero attraversare.

So bene che le mie rischiano di suonare come parole piene di retorica, e so anche di affrontare un tema spinoso con una banalità e generalizzazione che può non esser utile; ma quello che voglio dire, soprattutto ai ragazzi della mia età, con una vita davanti ma anche il nostro minimo di esperienza e maturità alle spalle, è che dobbiamo riuscire a mantenere accesa la speranza, la speranza di far parte di un solo popolo mondiale e giovane, che conosce bene le potenzialità di scambi culturali in sistemi aperti e accoglienti. E se in giornate così grigie, qualcuno con un grande cuore e molta più esperienza di noi – come Ciampi e Barbini – ci indica la direzione, con quello che Barbini chiama un viaggio che raccoglie altri viaggi per cercare nuove mete, dobbiamo cogliere l’occasione al volo e farci ricordare di essere profondamente umani. E prenotare un biglietto aereo.

Qui trovate tutte le info del libro: http://www.edizioniclichy.it

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Autore: Celeste

Firenze, 24 anni, laurea in Storia. Mia madre mi chiama "il genio della casa", ed io ne vado fiera anche se in casa siamo 2 (e un cane).

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